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New di Giovedì 25 Febbraio 2010
San Marino
RASSEGNA STAMPA ITALIA E RESTO DEL MONDO -

FOTO STORIA - Scrivere amore L'amore cinese - L'ideogramma cinese per «amore» realizzato nel villaggio di Taiyuan, nella provincia dello Shanxi (Reuters)




VIDEO -L'onda nera raggiunge il Po.
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LA STORIA - La rivoluzione tedesca. "Tuteliamo gli uomini il nuovo sesso debole"
La società sta diventando più femminile: e in molti fanno fatica ad adattarsi
E arrivano le richieste per creare una nuova figura un incaricato per le pari opportunità maschili
dal corrispondente ANDREA TARQUINI
- Povero maschio, stai messo male. Hai perso la guerra dei sessi, almeno nelle società più avanzate. Le donne, in realtà moderne come quella tedesca ma non solo, ti hanno sorpassato o ti stanno detronizzando in ogni campo. Hanno imparato a conciliare carriera e figli, studiano di più e meglio, hanno un approccio più flessibile con le nuove tecnologie. Fumano e bevono meno, sono più sane, hanno una vita più lunga, è più raro che scelgano il crimine. La situazione degli uomini oggi, in Germania e nelle altre società postindustriali, è talmente drammatica e desolata che rende necessaria una nuova istituzione, una nuova figura: un incaricato governativo o un ombusdman, che si prenda cura delle pari opportunità per gli uomini. I quali ormai, non c'è nulla da fare, sono divenuti il nuovo sesso debole.

La proposta dell'ombudsman per le pari opportunità maschili sembra provocatoria, e vuole esserlo. Viene dal congresso sulla condizione maschile "Nuovi uomini. Ma è davvero necessario? Dibattito sull'approccio degli uomini a sentimenti ed emozioni" che si è tenuto all'università Heinrich Heine di Duesseldorf, per ironia della sorte anch'essa ormai un bastione del potere femminile: 60 studenti su cento sono ragazze. Come il 57 per cento dei maturandi nei ginnasi, le scuole superiori di qualità. Insomma, bisogna inventare un nuovo uomo, adattarlo al mondo nuovo, ma senza strappargli la sua virilità. Non è uno scherzo, hanno ammonito sociologi e psicologi nella conferenza al capezzale del maschio.

"La promozione delle pari opportunità negli anni Sessanta e Settanta è stata un successo", dice il sociologo Klaus Hurrelmann, ma inevitabilmente le donne hanno vinto a spese degli uomini. "Ci siamo dimenticati di loro, associandoci alla lotta del femminismo e delle donne". Con il risultato, tra l'altro, per le nuove donne vincenti di sempre maggiori difficoltà per trovare il "signor giusto". Donne vincenti ma a corto di uomini.

È colpa anche dei maschi, ovviamente. Attraverso le tempeste della rivoluzione femminista, della caduta dei Muri, di Internet, hanno continuato ad aggrapparsi al loro ruolo tradizionale di capofamiglia che lavora, ammonisce Hurrelmann. Non hanno capito appieno che le donne, specie le giovani d'oggi, vogliono e sanno far coesistere carriera e successo con famiglia e ruolo di genitrice. Il quadro generale descritto dal professor Matthias Franz lascia poche speranze. Vediamolo: ben più ragazzi che non ragazze (60 su cento) interrompono gli studi. Le donne in media vivono 5 anni più a lungo. Sanno condurre una vita più sana, indulgono meno dei maschi ai malsani piaceri di fumo, alcol e droghe, sono colpite più raramente da infarto o altre malattie cardiovascolari. A scuola e nelle università sono più brave, si applicano con più concentrazione, e con idee più chiare su cosa vogliono fare da grande. "Insomma, nell'istruzione, nella salute ma anche quanto a conoscenza della propria identità, i maschi offrono un quadro desolato". E senza un aiuto, istituzionale e politico, rischiano di non farcela.

Persino sul futuro della coppia non sono più loro, i tradizionali 'capofamiglià da secoli, a decidere. Il più delle volte è la donna a scegliere il divorzio o la fine della relazione, nota il sociologo Gerhard Amendt. E aggiunge: l'uomo che deve accettare divorzio o fine di un amore, il più delle volte non reagisce con un feeling di nuovo inizio della vita, ma ripiegandosi su se stesso. Per anni o per sempre. Così come a scuola e nelle università, i maschietti che si vedono e si sentono sorpassati dalle ragazze reagiscono chiudendosi su se stessi, lasciandosi andare nella quasi tossicodipendenza dai videogiochi, esplodendo in disperati accessi di aggressività. O cercando rifugio in famiglia, nel nido di mamma e papà, comodo ma senza domani.

L'uomo forte insomma è leggenda macho di ieri, passé, nota lo svizzero Walter Hollstein, studioso della psicologia maschile. Il maschio di oggi non ha saputo adattarsi a un mondo divenuto più femminile, nel potere ma anche nella cultura e nei costumi. "Agli uomini si chiedono sempre più spesso qualità femminili: più comunicazione, più capacità di mostrare sentimenti ed emozioni". Meno decisionismo, meno potere. E il maschio va in tilt. "Deve imparare più empatia, capire meglio se stesso". Di questo passo, forse sembrerà necessaria persino una politica delle quote. Non più quote rosa, ma quote per i maschi. Con le quote, con l'ombudsman, con nuovi sforzi per capire se stessi, urge inventare l'uomo nuovo. Capace di adattarsi al nuovo potere delle donne. Magari anche pronto a cercare carriera o vocazione della vita in campi tradizionalmente femminili, dall'insegnamento agli asili. Povero maschio, dicono i congressisti di Duesseldorf, ha perso la guerra tra i sessi e va aiutato. Se non nascerà pian piano l'uomo nuovo, anzi il maschio nuovo, ci perderanno anche le nuove donne: mancheranno loro partner affidabili.
LA REPUBBLICA





CRONACHE E SCIENZE E TECNOLOGIA





SCANDALO FASTWEB - FONDI NERI / LE INDAGINI
Indagine sulle coperture politiche
In una telefonata citato Fini
Verifiche sull'autorizzazione all'arresto del senatore
del Pdl Nicola Di Girolamo negata nel 2008
- Quindici interrogatori. Molti silenzi. Prime ammissioni. E adesso c’è un nuovo filone nella maxi inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle, pezzi di istituzioni e pezzi della 'ndrangheta decisi a scendere in politica facendo eleggere il proprio candidato, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. È il filone delle coperture politico-istituzionali. I magistrati sono a caccia della verità sulla mancata autorizzazione all’arresto di Di Girolamo del giugno 2008 e sul «no» alla sua decadenza da senatore per assenza dei requisiti: non era residente all’estero come aveva dichiarato e dunque non era eleggibile. Secondo la procura esponenti politici e sostenitori di destra, o di una componente di Alleanza nazionale, avrebbero «protetto» Di Girolamo.

In questo clima si riascoltano con attenzione telefonate intercettate. E ne spuntano alcune con riferimenti a nomi di politici: l’ex leader di An, e ora presidente della Camera, Gianfranco Fini; il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il senatore Pdl Aldo Scarabosio. Il nome di Fini viene speso in una telefonata del 16 aprile del 2008. Cominciano a giungere le prime notizie relative all’elezione di Nicola Di Girolamo. Il boss della ’ndrangheta Franco Pugliese parla con il neo-senatore. Poi chiama Gennaro Mokbel, il dominus dell’operazione, e si lamenta di non essere stato informato della vittoria: «Ho perso la voce pe ste c... e votazion... e voi non mi chiamate manco».. Mokbel si giustifica. E aggiunge che Di Girolamo sarebbe stato chiamato dal leader di An: «Mo’ ha chiamato Fini... stamattina...». Il nome di Scajola viene fatto da Gianluigi Ferretti (uno degli «istigatori» della falsa residenza di Di Girolamo). A Di Girolamo, riassume il gip, propone «un pranzo o una cena con il senatore Scarabosio che, essendo amico di Scajola, probabile futuro presidente del Senato, gli potrebbe essere molto utile per i futuri rapporti parlamentari».

È Mokbel, invece, in una telefonata con Paolo Colosimo a fare il nome di Alemanno: «C’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa’ delle telefonate... di Gianni ... di Alemanno». Tra gli ex An la notizia dei sospetti dei magistrati suscita sorpresa. Il relatore del provvedimento che avrebbe fatto decadere Di Girolamo da senatore era Andrea Augello. Ma se l’aula avesse approvato la sua relazione Di Girolamo sarebbe fuori dal Senato. Venne votata invece una mozione «garantista» che rinviava il voto a dopo che le indagini della magistratura si fossero chiuse. Ma ci sono anche altri versanti delicati nell’inchiesta. Ci sono riferimenti a uomini del Sisde. Come un certo «Alessandro» del quale avrebbe parlato Luca Berriola, il finanziere finito in manette. Ieri a Regina Coeli molti arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, compreso Mokbel. Gli interrogatori riprenderanno venerdì.
il corriere della sera





AFGHANISTAN: VITTORIA SU TALEBANI, A MARJAH ISSATA LA BANDIERA AFGANA
''Giornata storica'' per i marines Usa e per la popolazione afgana. La bandiera dell'Afghanistan e' stata issata nel centro della citta' di Marjah come simbolo della vittoria delle truppe Nato sui talebani.

E' stato il governatore della provincia di Helmand, Mohammad Gulab Manga, ha issare la bandiera a Marjah, roccaforte dei militanti e centro nevralgico dell'offensiva Mushtarak lanciata dall'esercito di Kabul e dalle truppe straniere guidate dagli Stati Uniti. Ad assistere all'evento c'era anche il generale Larry Nicholson, comandante dei marines Usa nel sud dell'Afghanistan, ha detto un fotografo dell'Afp che ha assistito alla cerimonia.

''E' veramente un giorno storico. Un nuovo inizio'', ha spiegato Nicholson durante l'evento a cui ha partecipato una folla di cittadini. La missione Mushtarak (Insieme) e' stata lanciata lo scorso 13 febbraio da 15 mila uomini tra soldati Usa, Isaf e afgani. Un vero test per la nuova strategia del presidente Barack Obama che ha voluto aumentare le truppe e l'offensiva contro gli insorti.
ASCA




ORCA UCCIDE UN'ADDESTATRICE
- Orrore al SeaWorld di Orlando, in Florida. Un'addestratrice del parco acquatico - uno dei tanti dell'omonima catena statunitense di parchi di divertimento - è stata uccisa da un'orca davanti agli occhi del pubblico. La donna stava illustrando agli spettatori lo show cui avrebbero assistito - che per tragica ironia si intitolava «Cena con l'orca» - quando il cetaceo è fuoriuscito dalla piscina afferrandola tra le fauci. L'orca ha quindi trascinato la donna prima sul fondo e poi per tutta la piscina in una sorta di macabra danza della morte. A quel punto, riferiscono testimoni citati dal Los Angeles Times, sono suonate le sirene e utti gli spettatori sono stati fatti allontanare. L'orca chiamata Tilikum, e ribattezzata con il nomigliolo di Tilly in occasione degli spettacoli, era a SeaWorld dal 1992 ma sei mesi prima del suo arrivo era stata coinvolta nella morte di un altro addestratore in un parco della British Columbia, in Cana.
IL CORRIERE DELLA SERA




I VESCOVI: «AL SUD CLASSI DIRIGENTI INADEGUATE»
- La Conferenza episcopale italiana torna a fare appello per una nuova leva di cattolici in politica e, in un documento sul Mezzogiorno preparato da mesi e diffuso oggi, critica, in particolare, le «inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti». «Tanti sono gli aspetti che si impongono all'attenzione»,
scrivono i vescovi nel documento "Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno"': «Anzitutto il richiamo alla necessaria solidarietà nazionale, alla critica coraggiosa delle deficienze, alla necessità di far crescere il senso civico di tutta la popolazione, all'urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti».
«La comunità ecclesiale, guidata dai suoi pastori, riconosce e accompagna l'impegno di quanti combattono in prima linea per la giustizia sulle orme del Vangelo» e operano per far sorgere «una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile», afferma la Cei citando un discorso del Papa. «Bisogna dunque favorire in tutti i modi nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva, aiutando i giovani ad abbracciare la politica, intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale». Nel documento i vescovi italiani denunciano poi le forme di familismo, fatalismo e violenza di cui continuano a essere vittime le donne nel sud d'Italia, con un'ulteriore aggravante: a loro viene anche assegnato un ruolo di primo piano nella
criminalità organizzata, e su ciò la Chiesa lancia un vero allarme.
IL SOLE 24 ORE




DIFENDE LA FIDANZATA, AGENTE UCCISO DAVANTI AL BAR
- Sono entrati nel locale attorno alle 21.30 e hanno subito preso di mira Inna, barista russa di 34 anni, fidanzata da anni con il 30enne Salvatore Farinaro, agente scelto della polizia Ferroviaria di Rho, in provincia di Milano: i due uomini, sui 30-35 anni, hanno iniziato a insultare Inna e a disturbarla, mentre la donna stava mangiando seduta a un tavolo con Yinxia Chen, la cittadina cinese che da appena una settimana aveva preso in gestione il locale.

La donna ha subito chiamato al telefono il fidanzato che non ci ha pensato un attimo ed è partito da casa per raggiungere quel bar di via Meda, non lontano dalla stazione ferroviaria dove abitualmente presta servizio.

I due molestatori, residenti nella zona e noti alle forze dell’ordine per piccoli precedenti penali, erano ormai usciti dal locale, ma Farinaro li ha trovati poco distante: è nata una rissa e uno dei due aggressori ha tirato fuori un piccolo coltello multiuso, con il quale ha ferito al collo l’agente, colpendolo con un solo fendente; riportato sanguinante nel locale dalla fidanzata in attesa dell’ambulanza, Farinaro è stato portato all’ospedale di Rho, dove però è morto poco dopo le 22.

I due uomini sono stati subito bloccati dai carabinieri, che nella notte hanno ascoltato alcune persone che hanno assistito ai fatti: «Non li avevo mai visti - ha spiegato la proprietaria del locale - Erano fuori di testa e mezzi ubriachi. Quando sono entrati hanno subito insultato ripetutamente Inna, che era molto scossa. Per questo ha chiamato il fidanzato e poi in strada c’è stata la rissa».

Concluse le indagini, i militari hanno proceduto all’arresto dell’uomo che ha sferrato il fendente, il 31enne Cristian Giola, un ex dipendente di banca residente a Inveruno (Milano), che è accusato di omicidio volontario ed è stato rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore.

Secondo le prime informazioni, da tempo Giola era in cura per una forte depressione che lo aveva colto dopo avere perso il lavoro: dal Centro riabilitativo di Accoglienza di Rho, dove era in cura, hanno fatto sapere che era «affetto da sindrome depressiva conseguente al precedente licenziamento».
IL SECOLO XIX




DA MODELLA A CAPO DEI NARCOTRAFFICANTI
Una gang di modelli e indossatrici che regolarmente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa
- Da modella di biancheria intima a capo di un'organizzazione internazionale di droga. È ancora latitante la bellissima trentenne Angie Sanselmente Valencia che secondo la stampa argentina sarebbe a capo di una gang di modelli e d’indossatrici che quotidianamente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa.

MANDATO DI CATTURA - La ragazza descritta dal quotidiano La Nacion come «una bellezza dalla pelle scura, con gli occhi marroni, i capelli castani e un sorriso fatale» è nata in Colombia nel maggio del 1979 e sulla sua testa pende un mandato di cattura internazionale. Valencia avrebbe cominciato la sua attività illegale dopo aver sposato un noto boss della droga messicano conosciuto con il soprannome di «Il mostro». Ma l'anno scorso, dopo aver appreso i segreti del mestiere, avrebbe lasciato il criminale e avrebbe organizzato la sua gang di narcotrafficanti.

ADDIO ALLE PASSERELLE - In passato Valencia ha vinto diversi concorsi di bellezza e nel 2000 è stata incoronata Regina del Caffè in Colombia. Solo recentemente ha scelto di abbandonare il mondo delle passerelle per dedicarsi completamente agli affari illeciti. Il suo quartier generale sarebbe in Messico e il business del suo gruppo criminale è andato a gonfie vele fino allo scorso 13 dicembre, quando la polizia ha arrestato nell'aeroporto di Buenos Aires una ragazza del clan con 55 chili di cocaina. La ventunenne ha confessato alla polizia argentina che ogni giorno a turno uno dei membri del clan viaggiava su un aereo intercontinentale trasportando una valigetta piena di cocaina. Il viaggio era retribuito con 5 mila dollari. Grazie alle confessioni della ventunenne, altri tre membri della gang sono stati arrestati a Buenos Aires, mentre una coppia di ragazzi per non finire in galera si è gettata dal balcone di un palazzo che si trova nel quartiere di Belgrano, sempre nella capitale argentina.

LATITANZA - La «mula» (termine usato per identificare i corrieri della droga) ha rivelato anche che il suo capo gli aveva assicurato che nessuno l'avrebbe controllata in aeroporto. Adesso la polizia argentina sta indagando sui legami tra la gang e alcune persone che lavorano nello scalo internazionale bonarense. La leader della gang ancora una volta ha dimostrato di essere molto astuta ed è riuscita a evitare l'arresto. Ospite di un hotel a quattro stelle di Buenos Aires, la trentenne ha saputo in anteprima del blitz della polizia e ha fatto perdere le sue tracce. Secondo gli inquirenti si troverebbe ancora in Argentina e la polizia assicura che la sua latitanza non durerà a lungo.
IL CORRIERE DELLA SERA





IL COMMENTO
Le regole nella rete
Google condannata per violazione della privacy, non avendo impedito che fosse messo in rete il video choc del minore affetto da autismo picchiato dai compagni di scuola a Torino. Ma assolta dall'accusa di diffamazione. Una sentenza che fa discutere. Storica, comunque, per tutti
di GIOVANNI VALENTINI
- LA NOTIZIA ha già fatto in poche ore il giro del mondo. E continuerà a farlo, mentre scriviamo questo articolo, stampiamo questo giornale e pubblichiamo questa notizia. L'informazione on line è immediata, istantanea, in tempo reale. Tanto più quando riguarda direttamente la medesima rete e di riflesso gli internauti di tutto il globo, la grande comunità planetaria dell'universo virtuale. Né c'è da stupirsi troppo che abbia aperto un inedito caso diplomatico fra Italia e Stati Uniti, con l'ambasciatore americano che invoca la libertà di Internet come ultimo baluardo della democrazia.

È la prima volta in assoluto, infatti, che il Tribunale di un Paese si arroga il diritto di giudicare il comportamento dei "signori del Web": nel caso specifico, i tecnocrati di Google, il motore di ricerca più potente del mondo, il motore dei motori. Condannati per violazione della privacy, non avendo impedito che fosse messo in rete il video choc del minore affetto da autismo picchiato dai compagni di scuola a Torino. Ma assolti nel contempo dall'accusa di diffamazione. Una vittoria, in pratica, per i produttori di contenuti. Uno scandalo per il popolo di Internet. Una sentenza storica, comunque, per tutti.

In attesa di leggerne le motivazioni, proviamo a interpretarne le ragioni. A cominciare proprio dalla duplice valenza del dispositivo: sì alla violazione della privacy, perché si tratta di dati personali sensibili per la diffusione dei quali occorre comunque il consenso dell'interessato; no alla diffamazione, perché (presumibilmente) non c'è al momento alcun obbligo giuridico a carico di Google o di altri soggetti e quindi non può essere contestato l'omesso controllo, come avviene invece per i giornali e gli altri organi d'informazione.

Il punto cruciale è proprio questo. Un sito web non è necessariamente un giornale. Google o qualsiasi altro motore di ricerca non è un organo di informazione, ma una piattaforma, uno spazio aperto, una bacheca elettronica, su cui chiunque è libero di scrivere o pubblicare quello che vuole. E dunque, come sostengono i paladini della rete, Internet non può essere sottoposta ad alcun limite o vincolo.

In realtà, più che di limiti o vincoli, qui si tratta a ben vedere di regole. Lo sviluppo tumultuoso della rete non deve pregiudicare la sua matrice libertaria, tendenzialmente anarchica, trasgressiva. E nessuno, comunque, riuscirebbe ormai a soffocarla o a sopprimerla. Ma nell'interesse stesso di Internet, della sua libertà e creatività, neppure la moderna cultura digitale può eludere il principio di responsabilità nei confronti dei terzi: a maggior ragione se - come nel nostro caso - si tratta di minori, affetti da problemi di salute, vittime di una violenza fisica e mentale.

È una questione antica che la filosofia del diritto ha risolto da tempo. La libertà personale è assoluta, ma trova un limite invalicabile nel rispetto della libertà altrui. Per rivendicare ed esercitare legittimamente la propria libertà individuale, nessuno può pretendere di violare e offendere impunemente quella degli altri. Le leggi servono, appunto, per regolare la convivenza civile. E Internet non può fare eccezione.

Tutto ciò è tanto vero che gli stessi dirigenti di Google si sono preoccupati, seppure dopo due mesi, di rimuovere il video incriminato dal loro motore di ricerca, senza che nessuno parlasse di censura o di autocensura. Con ciò, riconoscendo implicitamente il proprio diritto-dovere di controllare, selezionare, intervenire. Hanno tardivamente applicato, cioè, quello stesso principio di responsabilità a cui ora la sentenza milanese li richiama in nome della privacy e in forza della legge.

I giuristi diranno magari che i magistrati hanno posto un problema "de iure condendo", di diritto da formulare, da definire. Se così fosse, questa pronuncia contribuirà verosimilmente a sollecitare una riflessione più ampia e approfondita, anche a livello internazionale. Ma la condanna di Milano non ha nulla a che fare con quelle per "sovversione telematica" di Pechino. E gli Stati Uniti, difensori della libertà e della democrazia mondiale, farebbero bene a non confondere l'Italia con la Cina, la giustizia italiana con il regime cinese.
LA REPUBBLICA




KINGSTON, LA POTENZA
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LA REPUBBLICA




QUANDO LA CONFUSIONE DIVENTA LA REGOLA
- si legge nella loro newsletter - sull’allarme per la riduzione delle ore di lezione e quindi delle cattedre dimostrerebbe di non rendersi conto che qualcosa si muove più in profondità», ovvero che nella riforma hanno influito «diverse suggestioni di stampo pedagogico, tali da non rendere per nulla neutro il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento». Il riferimento è al modo in cui è stato ristrutturato l'insegnamento delle scienze nei licei tecnici e professionali, dove si affacciano le nuove «Scienze integrate», intese come materia-sintesi di Scienze della terra, Biologia, Fisica e Chimica. In realtà, le Scienze integrate sono state introdotte in modo ambiguo perché negli indirizzi del biennio continuano a essere distinte in Fisica e Chimica. Questa scelta salomonica è frutto anche del netto dissenso espresso da tutte le massime associazioni del settore - Società italiana di fisica, Società chimica italiana, Consiglio nazionale dei chimici, Associazione per l’insegnamento della fisica, Associazione insegnanti chimici - che hanno stigmatizzato la materia «polpettone» in quanto inadatta a formare un’autentica cultura scientifica e anzi atta a contribuire alla «descientificizzazione» del sistema scolastico.

L’idea delle «scienze integrate» ha origine nel periodo del ministero Fioroni durante il quale impazzava l’idea di «complessità». Ad esempio, nella normativa del 2007, si prescriveva come «competenza» per l’asse scientifico-tecnologico il «riconoscere nelle sue (sic) varie forme i concetti di sistema e di complessità». Qualsiasi «competente» in materia sa che esistono parecchie definizioni di sistema; che non esiste una definizione comunemente accettata di «complessità»; che molti considerano le «teorie della complessità» come elucubrazioni vaghe e discutibili; che non pochi (anche autorevoli) le considerano pura e semplice cialtroneria. Il punto di partenza è l’affermazione che è in crisi il paradigma riduzionista e l’idea di «semplicità» della natura: occorre studiare la realtà nella sua «complessità» apprestando strumenti analitici adeguati. Il limite di questo approccio è che la scienza non può rinunciare a una qualche forma di riduzione a strutture semplici. Difatti, la radice dei suoi successi sta nel presupposto che il grado di complessità dei suoi concetti sia maggiore di quello dei fatti naturali, altrimenti tanto varrebbe limitarsi alle descrizioni puramente verbali. Comunque, tutto ciò è materia di una discussione apertissima ed è assurdo farne un asse concettuale dell’insegnamento, che deve sempre basarsi su teorie e metodi solidamente acquisiti e riconosciuti.

Al contrario, in un documento ministeriale del 3 marzo 2008 si individuava la teoria della complessità come nuovo asse formativo in sostituzione di quello classico. Partendo da una rozza definizione di sistema complesso come «composto da un gran numero di elementi che interagiscono tra di loro» (i documenti ministeriali non dovrebbero mai avventurarsi nell’epistemologia scientifica) si predicava che il riduzionismo era stato sostituito col concetto di «emergenza», ovvero l’emergere di «dinamiche d’insieme diverse da quelle delle singole parti». Seguiva una serie di affermazioni retoriche e inconsistenti sulla complessità che «rompe i confini delle scienze» e apre la via nientemeno che all’esplorazione del «territorio della multidimensionalità del reale»... Non basta: la scienza si sarebbe trasformata da sistema piramidale a «sistema a rete con correlazioni e nodi multipli». È maramaldesco osservare che, in un analogo documento, il riduzionismo piramidale si prendeva la rivincita con la seguente affermazione materialistica: «Nel nuovo paradigma della complessità le diverse discipline si presentano come un sistema a rete. Le più recenti ricerche sulle modalità di funzionamento dei nostri processi cerebrali individuano la natura costruttivistica e sociale del conoscere».
CONTINUA SU:http://www.ilgiornale.it/cultura/quando_confusione_diventa_regola/25-02-2010/articolo-id=424848-page=1-comments=1




ECONOMIA E BORSE



TELECOM SPARKLE,SEQUESTRATI 300 MLN
RICICLAGGIO, ATTESA PER RIENTRO SCAGLIA
- Proseguono le indagini per riciclaggio che tocca Fastweb e Telecom Italia Sparkle. I giudici, come misura cautelativa, hanno disposto il sequestro di circa 300 milioni di euro tra crediti e disponibilità liquide di Sparkle. La somma, fa sapere la stessa Telecom Italia, corrisponde al "credito Iva illecitamente maturato per gli anni di imposta oggetto dell'illecità attività contestata".

"Per quanto imputabile a Sparkle i fatti contestati risalgono agli anni 2005-2007", spiega sempre Telecom in una nota.

Le coperture politiche dalla destra
Gli investigatori, scrive il "Corriere della Sera", stanno setacciando i rapporti tra gli indagati ed esponenti politici, in particolare quelli legati all'area di destra. Nel mirino, la mancata autorizzazione all’arresto del senatore Nicola Di Girolamo del giugno 2008 e sul no alla sua decadenza da senatore per assenza dei requisiti. Di Girolamo non era residente all’estero come dichiarato e dunque non poteva essere eletto. Secondo i magistrati, politici e sostenitori di destra, o di una componente di Alleanza nazionale, avrebbero dato la loro protezione al senatore.

Nomi "pesanti"
Nelle telefonate intercettate, scrive sempre il "Corriere della Sera", saltano fuori nomi importanti: l’ex leader di An, e ora presidente della Camera, Gianfranco Fini; il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il senatore Pdl Aldo Scarabosio. Di Girolamo sarebbe stato chiamato da Fini ad aprile 2008, secondo quanto dicono gli indagati in una conversazione, subito dopo le prime notizie dell'elezione del senatore all'estero.

Fini: "Non conosco Di Girolamo"
"Francamente non ricordo nemmeno di averlo conosciuto Di Girolamo", commenta Fini. "Mi pare però di poter escludere a priori di averlo convocato". Il presidente della Camera fa riferimento a quella data e a quella presunta convocazione del senatore emerse dalle intercettazioni.

"Se fossi senatore voterei per suo arresto"
"Il 16 aprile 2008? Avevamo appena vinto le elezioni, e con tutto quello che c’era da fare... Mah, andrò a vedere l’agenda di quell’anno per verificare i miei appuntamenti. Tendo a escluderlo però. Anche perché la foto di Di Girolamo che ho visto sui giornali non mi ricordava nessuno. E comunque, non sono andato a fare campagna elettorale in Germania", aggiunge Fini che sottolinea: "Alla prima occasione pubblica dirò che se fossi senatore voterei per l’autorizzazione all’arresto".

Attesa per il rientro di Scaglia
Silvio Scaglia, ex numero uno di Fastweb, torna in Italia giovedì. E' stato organizzato un volo privato per poterlo far rientrare in giornata, si legge in una nota. Scaglia, per il quale è stato spiccato un mandato di cattura, aveva fatto subito sapere di volersi mettere a disposizione della magistratura.
TGCOM




ISAE: A GENNAIO ANCORA IN CRESCITA FIDUCIA IMPRESE
- Migliora ancora la fiducia delle imprese manifatturiere. Secondo la rilevazione dell'Isae l'indice a gennaio sale a 84 (da 83,2) registrando il quinto rialzo consecutivo e attestandosi sui massimi dal giugno 2008.

Migliorano sia i giudizi sullo stato attuale del portafoglio ordini sia soprattutto le attese di produzione; tornano ad accumularsi le scorte di magazzino, che restano comunque al di sotto dei valori considerati normali. Il recupero della fiducia non e' pero' questo mese diffuso a tutti i settori produttivi: l'indice sale nei beni intermedi, dove recupera oltre due punti passando da 80,4 a 82,9; la fiducia continua invece a calare nei beni d'investimento e di consumo, con indici rispettivamente pari a 78,9 (da 79,1) e a 87,4 (da 88,9).

Differenze emergono anche a livello territoriale: la fiducia passa da 82,6 a 83,8 nel Nord Ovest e da 80,3 a 81,7 nel Nord Est; l'indicatore scende invece da 86,1 a 85,2 al Centro e da 86,7 a 85,2 nel Mezzogiorno. Secondo l'usuale focus trimestrale relativo ai dati per dimensione d'impresa, il recupero di fiducia degli ultimi tre mesi ha riguardato soprattutto le imprese di piccole (con meno di 100 addetti) e medie dimensioni (tra 100 e 250 addetti); la risalita e' stata invece piu' modesta per le grandi imprese.
ASCA




DEUTSCHE TELEKOM: UTILI AFFONDANO DEL 70% NEL 2009
- Gli utili di Deutsche Telekom affondano del 70% nel 2009 a 400 milioni di euro, a causa di oltre 2 miliardi di euro di svalutazioni. Tra i write-downs 2,3 miliardi di euro riguardano attivita' legate alle operazioni di T-Mobile in Gran Bretagna e ad altre attivita' in Ungheria, Romania e Slovacchia.
AGI




GERMANIA: DISOCCUPAZIONE ALL'8,2%
- Sale a febbraio il numero dei tedeschi senza lavoro, che sfiorano i tre milioni e mezzo. Il tasso di disoccupazione, infatti, e' salito all'8,2%.
(RCD)




IL 53% DEI REDDITI SI CONCENTRA NEL NORD ITALIA
- Il reddito disponibile delle famiglie italiane si è concentrato in media per circa il 53% nelle regioni del nord, per il 26% circa nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro. Prendendo in esame il periodo 2005-2007 e in particolare il nord-ovest, il centro e il sud i dati dell'Istat mostrano una crescita media annua simile intorno al 3,2% pari a quella nazionale del 3,2%, al contrario nel nord-est la crescita totale è stata maggiore della media nazionale con un +3,4%. In cima alla classifica l’Emilia-Romagna, che segna un +4%.

La concentrazione del reddito In particolare, il Nord-ovest, il Centro e il Mezzogiorno hanno evidenziato una crescita media annua molto simile (intorno al 3,2%), pari a quella nazionale (3,2%). Al contrario, nel Nord-est la crescita totale è stata maggiore della media nazionale (+3,4%). Nel Nord-ovest, la Liguria (+3,4%) e la Lombardia (+3,3%) hanno registrato tassi di crescita superiori o uguali alla media, mentre in Piemonte (+3%) e Valle D’Aosta (+2,9%) i tassi sono risultati inferiori a quello nazionale. Nel Nord-est coesistono regioni con una crescita maggiore della media nazionale, quali l’Emilia-Romagna (+4%) e la provincia di Trento (+3,6%) e altre in cui l’aumento è risultato inferiore, come il Veneto (+3%). Nelle regioni del Centro, Marche e Lazio hanno evidenziato valori superiori alla media nazionale annua (rispettivamente +3,4 e 3,3%); invece, è piuttosto evidente la dinamica relativamente negativa dell’Umbria, che ha presentato la crescita più contenuta tra tutte le regioni italiane (+2,5%). Nel Meridione, si distingue l’Abruzzo che, nei tre anni considerati, ha registrato l’aumento più sostenuto del reddito disponibile (+3,9%), seguito immediatamente dal Molise (+3,8%); tale crescita ha compensato quella inferiore alla media di Campania (+2,7%), Sardegna (+2,8%), Calabria e Sicilia (entrambe +3%).
IL GIORNALE




LE STAMPELLE DEI TASSI PER LA CRESCITA USA
I mercati erano in ansia per cio’ che avrebbe detto Ben Bernanke, governatore della Fed, durante l’audizione al Congresso Usa. Avevano bisogno di capire la posizione della Fed riguardo ai Fed Funds dopo il rialzo del tasso di sconto di sette giorni prima. E Ben Bernanke non ha deluso i mercati. Il primo argomento che ha affrontato e’ stato quello dei tassi, rassicurando gli operatori. Il governatore della Fed ha ribadito che i tassi d'interesse resteranno per un lungo periodo a un livello basso. Ai mercati non e’ servito altro e Wall Street dopo queste parole ha preso la via del rialzo, arrivando a guadagnare fino all’1% con il Dow Jones.

Agli operatori non e’ importata la motivazione della continuazione dei tassi bassi, eppure non e’ irrilevante capire perche’ questi rimarranno ancora a lungo a livelli storici minimi, almeno nell’intenzione della Fed. La ragione riguarda lo stato dell’economia Usa, che per Ben Bernanke non ha ancora la forza per camminare da sola con le proprie gambe e la cui ripresa dalla convalescenza, la recessione, e’ ancora lenta e fragile. Il governatore della Fed e’ preoccupato soprattutto dal mercato del lavoro che restera’ debole a lungo anche se la perdita di posti di lavoro rallenta. La disoccupazione rappresenta ancora un problema per l’economia americana, perche’ in Usa vale l’equazione piu’ lavoro piu’ consumi. E poiche’ i consumi rappresentano i due terzi del Pil a stelle e strisce si capisce il motivo per cui Ben Bernanke si sofferma a lungo nell’analisi di questo aspetto.

In questo contesto il dibattito tra gli economisti sull’andamento della crescita americana e’ piu’ che mai attuale. A chi si mostra ottimista per una ripresa in atto che ha messo alle spalle la recessione, e punta su una ripresa a V, si contrappone chi pensa che una nuova ricaduta sia dietro l’angolo, prospettando lo spettro del double dip, la doppia ricaduta, ovvero una ripresa a W. Il timore di una nuova recessione e’ fondato. Negli Usa stanno per scadere le detrazione di 8mila dollari per l'acquisto della prima casa. Cosa accadra’ alla crescita nel momento in cui la liquidita’ non sosterra’ piu’ l’economia e gli aiuti statali cesseranno?
MIA ECONOMIA




UNA TASSA CHIAMATA MAFIA
Una cifra che da sola vale una piccola manovra finanziaria, o anche una tassa extra per le imprese. Secondo le stime dell'Ufficio studi di Confcommercio, infatti, nel Meridione la Mafia Spa costa alle imprese del terziario qualcosa come 3,5 miliardi di euro, pari al 7,8% del valore aggiunto.

Il dato, spiega la Confcommercio in una audizione alla commissione Antimafia, sono la stima frutto di una elaborazione inedita dei costi effettivi sostenuti dalle imprese del commercio e dai pubblici esercizi e arrivano ormai a 5.400 euro per azienda.

Il dato disaggregato - dice l'Ufficio studi - vede una spesa da 2,1 miliardi di euro in termini diretti e indiretti (furti, rapine, usura, racket e ancora le spese per difendersi) per 3.000 euro per impresa.

Gli altri 2.400 euro sono il frutto dei danni da contraffazione e abusivismo, altri fenomeni saldamente in mano alla criminalità organizzata. Non a caso Confcommercio cita una indagine tra le Pmi del Meridione, commissionata a Format, secondo cui nel Sud la contraffazione viene vista come una piaga per gli affari dal 38,2% degli imprenditori contro una media italiana del 22%. Ma attenzione, oltre al degrado sociale (36,7% delle indicazioni) le Pmi del Sud puntano il dito anche contro le infrastrutture (64,2% contro media italiana del 42,2%) e lavoro nero (59%).

Un quadro deteriorato, che spinge Luca Squeri, a capo della commissione sicurezza di Confcommercio, a dire in audizione che le nuove norme di sequestro dei beni di mafiosi sono importanti, "purché siano rigidamente applicate tutte le procedure ed i controlli necessari a garantire che tali risorse entrino in un circolo virtuoso, a favore dell’economia sana e non ricadano nelle mani della malavita”.
MIA ECONOMIA




MADE IN ITALY: CALZATURIERO, DEFICIT DI PRESENZA SU MERCATI EMERGENTI
Manca nell'export italiano l'aggancio ai mercati emergenti. Con uno scarso presidio proprio in quei paesi "locomotiva" che stanno timonando la ripresa dell'economia globale. Un deficit di presenza - rivela un'analisi di Trend Calzaturiero, l'agenzia web specializzata nell'informazione economica sul settore - che il comparto delle calzature condivide con altri prodotti del made in Italy. Troppo ancorati ai mercati tradizionali, che anche quest'anno, stando alle previsioni, sono però destinati ad arrancare dietro i giganti asiatici, crescendo a tassi inferiori al 2%, secondo la Banca mondiale, rispetto un più 8% abbondante stimato in media per le economie dell'area Asia-Pacifico. Dai dati Istat aggiornati a tutto novembre 2009 emerge che solo il 6% del fatturato all'export del settore calzaturiero è realizzato nei paesi dell'Asia orientale, perimetro che comprende il fiorente mercato cinese. Una quota che, rispetto al 2008, è comunque cresciuta, seppure di soli 4 decimi di punto, confrontandosi con il 5,6% dell'anno precedente. Nella regione centrale dell'Asia, area che include il promettente mercato indiano, l'Italia realizza appena lo 0,6% del giro d'affari all'estero, valore analogo a quello dell'America centro-meridionale. Meglio in Medio Oriente, dove la presenza del made in Italy calzaturiero, seppure in crescita, resta però sotto la soglia del 3%. Il grosso del fatturato rimane in area Ue (nel mercato comune confluisce il 61% dell'export complessivo, contro il 59% circa del 2008). Nel resto d'Europa, inclusa la Russia, la quota si è invece ridotta dal 19,8 al 17,6 per cento, accusando una contrazione anche in Nord America, al 9,4%, dal 10,5% dell'anno precedente. In tutti le macroripartizioni geografiche l'export calzaturiero italiano ha subito, nell'arco dei primi undici mesi del 2009, un forte ridimensionamento, a causa della crisi mondiale. Nei mercati mediorientali si registrano le perdite più contenute (-7,2% in valore rispetto allo stesso periodo del 2008), a fronte di riduzioni del 14,7% nell'area Ue e del 27,2% nel resto d'Europa. Pesante il bilancio anche in Nord America (-26,7%) - conclude Trend Calzaturiero - mentre in Asia orientale le esportazioni di scarpe italiane hanno ceduto, anno su anno, poco più dell'11%.
WSI



BORSE
Borsa: mercati europei aprono in calo
Londra -0,51%, Parigi -0,56%, Francoforte -0,94%
25 febbraio, 10:03
Apertura in calo per i mercati finanziari europei: Londra -0,51%, Parigi -0,56%, Francoforte -0,94%. Sulla piazza londinese l'indice Ftse 100 perde scende a 5.315,87 punti, a Parigi il Cac 40 si colloca a quota 3.694,77 e a Francoforte l'indice Dax si attesta a 5.615,51 punti.

Borsa Milano: apertura in ribasso
- Avvio di seduta negativo per Piazza Affari. L'indice Ftse Mib cede lo 0,98% a 21.135 punti e il Ftse All Share lo 0,88% a 21.649 punti.
Giu' i titoli di Telecom (-3,67% a 1,05 euro) e Fastweb (-3,82% a 14,7 euro) in Piazza Affari dopo la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti manager e amministratori di Sparkle (Telecom) e di Fastweb, tra cui il fondatore ed ex-amministratore delegato Silvio Scaglia




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