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Rubrica Lavoro
rsm - Venerdì 7 Novembre 2008

Sicurezza sul lavoro, imperativo categorico - Un percorso di riflessione, attraverso l’analisi dei principi della norma e degli effetti applicativi, tra i protagonisti del mondo del lavoro: istituzioni, operatori tecnici, imprese ed esponenti del mondo giudiziario.
La Legge Quadro in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (Legge numero 31 del 18 febbraio 1998) sale in cattedra per la terza volta nel decennale della sua emanazione: mercoledì 29 ottobre il Centro Congressi Kursaal ha ospitato “La sicurezza sul lavoro non è un gioco!”. E questo terzo atto si è concentrato soprattutto sull’analisi degli effetti e delle criticità alle proposte per aggiornare e regolamentare la 31/98. Dai primi due appuntamenti - che ricordiamo sono stati organizzati nei giorni scorsi - è emersa la mancata applicazione del disposto legislativo che prevede di monitorare i dati sugli infortuni e gli standard di sicurezza. Resta da risolvere anche il problema della prescrizione dei processi penali per gli infortuni, con tempi certi per l’istruttoria. “A San Marino - aveva evidenziato il Segretario di Stato per la Sanità Mauro Chiaruzzi lo scorso 16 ottobre - non è necessario predisporre un Testo Unico ma ‘accordi-quadro’ che permettano di affrontare i rischi e i problemi legati alle varie professioni”.

Alzo Arzilli
Ed è stato proprio sul Testo Unico che mercoledì scorso il Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica Aldo Arzilli, dal palcoscenico, ha preso una posizione di potenziale apertura: “Credo che il Testo Unico, se pensato più snello, può essere calato nella nostra realtà”.
Sempre Arzilli poi ha spiegato che, poiché molti cittadini sammarinesi lavorano in Italia, sarebbe giusto “accordare le normative del Titano a quelle italiane”. Il Direttore poi ha avanzato una serie di proposte: dalla possibilità di ridurre i contributi assicurativi per le imprese che lavorano bene al chiarimento “all’interno della Pubblica Amministrazione, delle interferenze sui trasferimenti per motivi di salute”. In chiusura Arzilli ha sottolineato “l’importanza della presenza di un medico del lavoro nel momento in cui viene redatto il documento di valutazione rischio”.
Mauro Chiaruzzi
La Cultura della prevenzione costituisce una delle aree prioritarie del Piano sanitario e socio-sanitario 2006-2008, approvato dal Consiglio Grande e Generale. Il Piano, ha spiegato Chiaruzzi, “prevede va la riduzione degli infortuni nei luoghi di lavoro e la riduzione delle malattie professionali, ponendosi in linea con la strategia quinquennale per la salute e la sicurezza sul lavoro dell’Unione europea, che indica di ridurre gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del 25% entro il 2012”.
Per quanto riguarda la riduzione del numero di infortuni, il Piano indica nel potenziamento del monitoraggio dei sinistri - attraverso il miglioramento dei flussi informativi, ovvero lo scambio di informazioni tra i vari sistemi - uno dei fattori chiave. Altri punti da seguire: la verifica del livello di applicazione della Legge 31/98 e norme successive sia nel privato che nel pubblico; l’identificazione delle aree lavorative critiche in base alla gravità e alla frequenza degli infortuni; la promozione della cultura della salute e della sicurezza non solo nei luoghi di lavoro ma anche nelle scuole attraverso la realizzazione di interventi di informazione e formazione sugli aspetti normativi.
Sotto il profilo della riduzione delle malattie professionali, il Piano ritiene necessario agire sull’analisi delle malattie attraverso la creazione di una rete informativa che consenta di condividere dati che possono essere correlati alle patologie da lavoro. Grande attenzione deve poi essere posta alla verifica dell’applicazione della sorveglianza sanitaria e all’identificazione delle aree lavorative critiche.
In conclusione Mauro Chiaruzzi ha posto l’accento sulla “necessità di intervenire sulla legislazione in vigore per migliorare e rafforzare la sua applicazione. Ritengo imprescindibile, per un approccio globale e concreto, che le tematiche relative alla salute e alla sicurezza debbano essere inserite non solo nelle politiche sanitarie e sociali ma anche in altri settori fondamentali quali l’istruzione, la ricerca e l’economia, con l’obiettivo di creare nuove sinergie”.

Paolo Pasini
Tra le attività inerenti la 31/98 è stata ultimata la redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) per il comparto ISS, che tiene conto di tutte le 85 Unità Operative.
“Sono comunque già in atto - ha spiegato il Direttore Generale dell’Istituto di Sicurezza Sociale Paolo Pasini - le procedure per l’aggiornamento del DVR in quanto si deve tener conto delle ristrutturazioni che vengono continuamente indirizzate ai vari Servizi dell’Istituto, ovvero alcune migliorie dal punto di vista strutturale e impiantistico”.
Grande rilievo è stato inoltre dato alla redazione del Piano di Emergenza relativo alla struttura ospedaliera. “A partire dal 2007 sono stati formati, attraverso un corso di quattro ore, 750 dipendenti ISS, un numero che rappresenta la quasi totalità dei lavoratori. Da ottobre inoltre sono in svolgimento corsi di formazione in ‘gestione emergenza incendi’, della durata di 16 ore e comprensivi di prove pratiche per la formazione della squadra di emergenza. Altro punto di grande rilievo è la costruzione dell’organigramma della sicurezza all’interno dell’Istituto, con la definizione e la nomina dei dirigenti e preposti alla sicurezza. Siamo alle battute finali, anche in funzione del riassetto organizzativo generale dell’ISS”.
Molti sono i cantieri aperti all’interno della struttura ospedaliera.
“Pur non essendo parte della stessa linea normativa - ha concluso Paolo Pasini -, il processo per l’autorizzazione alla realizzazione e al funzionamento delle strutture sanitarie, così come sancito dal decreto 70/2005, ha fornito un’ulteriore, decisiva spinta all’adeguamento strutturale e impiantistico dell’Istituto, sposando le necessità ad aumentare la sicurezza dei lavoratori attraverso l’aumento della qualità a livello di prestazioni erogate”.

Conclusioni
Rendere sicuro l’ambiente di lavoro è un imperativo categorico non solo per le aziende ma per tutti i cittadini. E’ un impegno che deve muovere i suoi passi dal concezione di una nuova cultura della prevenzione, necessaria oggi per garantire sempre più e sempre nel migliore dei modi la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori.


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